Sei Ciò che Mangi si rinnova in una nuova piattaforma (wordpress), con una nuova grafica e nuovi contenuti.
Il viaggio continua ed io vi aspetto QUI sempre con lo stesso scopo: condividere, confrontarsi e capire.
Sei Ciò Che Mangi
Una finestra aperta sul mondo del cibo. Approfondimenti, riflessioni e pensieri da condividere.
martedì 23 aprile 2013
sabato 19 gennaio 2013
Accorciare la filiera: dipende soprattutto da noi
La riflessione è nata leggendo questo manifesto. Ed è senza dubbio una grande sfida ("Eat Local Challenge" infatti) riuscire a mangiare locale perchè significa familiarizzare con la parola "rinuncia".
Rinunciare alla varietà di prodotti, alla comodità di trovarli tutti in uno stesso posto (vedi il supermercato) e adattarsi alla stagionalità. Cambiare le nostri abitudini quotidiane è senza dubbio la più grande sfida.
La seconda frase con cui familiarizzare è "trovare il tempo": reperire prodotti freschi nel raggio di 20-30 Km non è facile se lo dobbiamo fare da soli. Prima di tutto perchè i produttori locali sono difficili da reperire per l'assenza totale di pubblicità, poi perchè la maggior parte di noi è costretta a condurre una vita con pochissimo tempo libero: il lavoro, i figli e un minimo di attività fisica per tenersi in salute ed è già una settimana stracolma. Ma si può fare tanto con l'organizzazione e con l'osare sempre a fare qualcosa in più (fino nei limiti umani, chiaramente). Insomma riprendiamo in considerazione i mercati all'aperto dove sono concentrati i i contadini di zona, andiamo nelle campagne dove sono gli allevatori locali.
I vantaggi sono tantissimi e toccano anche il sociale: hai sempre un prodotto fresco in casa, al top dei suoi valori nutrizionali; hai il rapporto diretto col produttore e di fiducia (se qualcosa non ti trovi quel muro di gomma chiamato un servizio clienti...); permetti al contadino/allevatore e ai suoi dipendenti di avere uno stipendio decente cosa che la distribuzione organizzata oggi non permette a queste persone; sostieni l'economia locale ovvero il benessere di chi ti sta intorno che è anche il tuo.
mercoledì 5 dicembre 2012
Danaos, l'ennesima bufala e l'inadeguatezza delle sanzioni in materia di pubblicità ingannevole
Nel 2010 Danone, colosso agroalimentare francese, esce con questo prodotto innovativo chiamato Danaos. E' un cosiddetto alimento "funzionale", ovvero uno di quei supercibi che sono arricchiti in fibre, vitamine o che so io e che si propongono di migliorare quindi la salute del consumatore.
Succede che l'Unione Nazionale Consumatori sollevò una presunta ingannevolezza della pubblicità su diverse affermazioni sulle quali si basa la campagna di comunicazione del super-yogurt:
Succede che l'Unione Nazionale Consumatori sollevò una presunta ingannevolezza della pubblicità su diverse affermazioni sulle quali si basa la campagna di comunicazione del super-yogurt:
- 2 donne su 3 non assumono abbastanza calcio: questa ricerca sembra sia stata fatta su un campione con particolari esigenze di alimentazione. Sembra quindi che si siano autoprodotti scrupolosamente la statistica per poter affermare determinate cose.
- Danaos apporta il 50% del fabbisogno giornaliero di calcio: facendo dei conti rapidi Il Fatto Alimentare ha scoperto che non è così. Il fabbisogno di una donna è di 1200-1500 mg al giorno contro l'apporto di 400 del supercibo in questione. Vi pare il 50%?
- "Il consumo di latte e formaggio non è sufficiente...". Messaggio altamente fuorviante. Chi l'ha detto che non puoi raggiungere il fabbisogno giornaliero mangiando alimenti più naturali? Questa affermazione è basata sul nulla.
- La partnership con il policlinico Gemelli: è pura trovata commerciale. Cioè il policlinico ha prestato il marchio e nulla più. Non ha condotto ricerche con Danone e non ha supportato scientificamente l'azienda nello sviluppo del prodotto.
Per approfondire vi rimando alla fonte. In ogni caso ciò che mi preme è attirare la vostra attenzione sull'ammontare delle sanzioni. Nel caso in questione è pronta una multa, per Danone, di 180.000 Euro e non serve una laurea in economia per capire che, per la multinazionale, quella sanzione non è nient'altro che una carezza, una piccola fuoriuscita di denaro e niente di più. Perchè? Danone nel 2010 ha fatturato 17 miliardi di Euro, per un utile netto di 1,6 miliardi di Euro. La sanzione pecuniaria rappresenta poco più dello 0.001% sul fatturato.
Nel frattempo migliaia di persone, dal 2010 ad oggi, hanno acquistato il prodotto illuse da una comunicazione a dir poco fuorviante e il colosso ha realizzato profitto su informazioni alquanto discutibili.
Sanzioni adeguate al fatturato
Per garantire la concorrenza nel mercato occorre usare, ahimé, una sorta di "terrorismo" sanzionatorio. Intendo dire che la multa dovrà essere corrisposta quantomeno al fatturato dell'azienda e dovrà "pesare" di più sui conti onde limitare comportamenti scorretti e soprattutto una comunicazione pubblicitaria che tende ad essere fuorviante illudendo i consumatori.
E ricordate...
Non vorrei dire l'ennesima ovvietà, ma vorrei ricordarvi con forza che la natura ci ha già dato tutto per mantenerci in salute. Non andare a cercare questi supercibi perchè non servono e soprattutto esistono solo nel magico mondo del marketing.
Fonte: Il Fatto Alimentare
E ricordate...
Non vorrei dire l'ennesima ovvietà, ma vorrei ricordarvi con forza che la natura ci ha già dato tutto per mantenerci in salute. Non andare a cercare questi supercibi perchè non servono e soprattutto esistono solo nel magico mondo del marketing.
Fonte: Il Fatto Alimentare
sabato 1 dicembre 2012
Due cose che dovete sapere del panettone industriale
Ed è così che il TG1 comincia a sfoderare il consueto servizio sul panettone. Si spiegava e si faceva vedere in una grande industria italiana come avveniva la produzione e si richiamavano le stringenti norme legislative che regolano la ricetta. A fare ciò vi era un tecnologo con camice e cuffietta, mentre avrei preferito che a spiegarlo fosse un maestro pasticcere.
Infatti ciò che mi fa protestare è la scelta da parte del telegiornale di "vendere" alla massa l'idea del Panettone vero come quello fatto da una serie di macchine che automaticamente, dalla pasta lievita TADAAN come per incanto hai il Panettone bell'e pronto.
E' giusto quindi che, almeno i lettori di questo blog, sappiano a livello industriale come si fa il re dei dolci natalizi che arrivano al supermercato a 4,90 Euro per 750 gr. di prodotto finito.
Il Lievito Naturale? Dalla Pasta Madre al lievito naturale in polvere, standardizzato.
Il lievito naturale cos'è? Vi invito a leggere le miriadi di parole versate sull'argomento in questo blog per approfondire. Qui mi limito a dire che è un vero e proprio essere vivente che vuole tante attenzioni e passione. L'industria ha ovviato ad avere diversi lieviti madri (e lievitisti) come avveniva in passato sfruttando la tecnologia e dei cavilli legislativi. Il risultato è una polvere pronta, con tutte le caratteristiche chimiche del lievito naturale, stabile, con scadenza lunga e con manodopera specializzata ridotta al minimo se non annullata. Basta un po' d'acqua, farina in proporzioni definite e i giochi sono fatti. Ma non è la stessa cosa. Ci sono ricerche a supporto, rapporti tra acido lattico ed acetico che testimonierebbero la diversità, ma non voglio annoiarvi con una lezione di chimica. Mi limito solo a dire che il lievito madre autentico è unico e irripetibile: il mio non sarà mai uguale al vostro poiché cambia a seconda dell'aria che respira e dei metodi di mantenimento che si usano (non ne esiste uno, ma centinaia!).
Ci sono industrie che ancora hanno lievito madre e lo mettono in produzione per i Panettoni che vanno in GDO? Scrivetemi, fatemelo sapere, mandatemi foto: sono pronto a cancellare tutto, inchinarmi e chiedere scusa!
Santi Abbattitori: programmarsi la produzione già da Giugno ora è possibile.
Il Natale, per l'industria del dolce e dei panettoni banalmente è un grosso business. Ma ha un difetto: si esplica in termine di vendite in un paio di mesi. Come fare a gestire tonnellate e tonnellate di Panettoni da dare alla GDO e all'estero in così poco tempo?
La soluzione sta nell'abbattitore, che porta a -20° la pasta già pezzata e pronta per andare in forno in pochissimo tempo. Così basta solo cuocerli e con gran parte della produzione già svolta si fronteggia nel migliore dei modi il picco di domanda. Ma il panettone che mangi è stato fatto magari mentre tu andavi al mare beatamente.
E' pur vero che c'è una sensibile differenza di prezzo tra il panettone industriale e artigianale: quest'ultimo infatti costa nella maggior parte dei casi più del doppio del primo.
Ma quanti Panettoni dovete mangiarvi? Il mio consiglio è sempre quello di puntare più sulla qualità che sulla quantità spendendo forse un pochino di più ma guadagnandoci in gusto e in digeribilità: infatti il Panettone artigianale fatto come si deve non ti crea acidità e non ti rimane sullo stomaco.
Per approfondire:
Infatti ciò che mi fa protestare è la scelta da parte del telegiornale di "vendere" alla massa l'idea del Panettone vero come quello fatto da una serie di macchine che automaticamente, dalla pasta lievita TADAAN come per incanto hai il Panettone bell'e pronto.
E' giusto quindi che, almeno i lettori di questo blog, sappiano a livello industriale come si fa il re dei dolci natalizi che arrivano al supermercato a 4,90 Euro per 750 gr. di prodotto finito.
Il Lievito Naturale? Dalla Pasta Madre al lievito naturale in polvere, standardizzato.
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| Il lievito madre e il caratteristico taglio a croce |
Ci sono industrie che ancora hanno lievito madre e lo mettono in produzione per i Panettoni che vanno in GDO? Scrivetemi, fatemelo sapere, mandatemi foto: sono pronto a cancellare tutto, inchinarmi e chiedere scusa!
Santi Abbattitori: programmarsi la produzione già da Giugno ora è possibile.
Il Natale, per l'industria del dolce e dei panettoni banalmente è un grosso business. Ma ha un difetto: si esplica in termine di vendite in un paio di mesi. Come fare a gestire tonnellate e tonnellate di Panettoni da dare alla GDO e all'estero in così poco tempo?
La soluzione sta nell'abbattitore, che porta a -20° la pasta già pezzata e pronta per andare in forno in pochissimo tempo. Così basta solo cuocerli e con gran parte della produzione già svolta si fronteggia nel migliore dei modi il picco di domanda. Ma il panettone che mangi è stato fatto magari mentre tu andavi al mare beatamente.
E' pur vero che c'è una sensibile differenza di prezzo tra il panettone industriale e artigianale: quest'ultimo infatti costa nella maggior parte dei casi più del doppio del primo.
Ma quanti Panettoni dovete mangiarvi? Il mio consiglio è sempre quello di puntare più sulla qualità che sulla quantità spendendo forse un pochino di più ma guadagnandoci in gusto e in digeribilità: infatti il Panettone artigianale fatto come si deve non ti crea acidità e non ti rimane sullo stomaco.
Per approfondire:
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mercoledì 28 novembre 2012
La tassa anti-Nutella francese. Cosa non è stato scritto e cosa è stato scritto di sbagliato.
"La Francia tassa la Nutella".
Così, la maggior parte dei giornali e news sparse per il web titola la proposta di quadruplicare la tassa sull'olio di palma che porta il nome di Yves Daudigny, a me completamente sconosciuto.
La notizia mi fa fatto chiaramente sobbalzare: chi segue questo blog sa quanto ce l'abbia con l'olio di palma e con il largo uso scellerato che ne fa l'industria alimentare.
Vorrei in questo post chiarire alcune gravi inesattezze dei media nell'affrontare l'argomento.
GIUSTO PER ESSERE CHIARI: LA TASSA E' SUL GRASSO, NO SUL PRODOTTO
Non c'è la volontà di tassare la Nutella. C'è la volontà di tassare una materia prima che dal punto di vista ambientale provoca danni (ne sanno qualcosa i gorilla dell'indonesia), e non è un ricettacolo di salubrità (50% dei suoi grassi sono saturi). E' il grasso più usato e più a buon mercato per fare i dolci. Pensate solo che rispetto all'olio di oliva costa due volte e mezzo in meno, e rispetto al burro cosa un quarto.
E' TUTTA UNA QUESTIONE DI COSTI DI PRODUZIONE DA RIDURRE ALL'OSSO
Proprio per il motivo suddetto l'industria alimentare si è gettata a capofitto nell'uso di questo grasso che, chiariamo, non era per nulla previsto nella ricetta storica della Nutella (l'unico grasso che la blasonata crema spalmabile conteneva era quello che naturalmente è presente nelle nocciole, ma se la dovessero produrre ora con quella quantità di nocciole arriverebbe allo scaffale di un supermercato ad un prezzo decisamente proibitivo).
MA ANCHE IL BURRO HA IL 50% DI GRASSI SATURI, PERCHE' NON LO TASSI, CARA FRANCIA?
Perchè oltre alla differenza sulle calorie (100 gr di olio di palma = 850 ca Kcal ; 100 gr. di burro = 500 ca Kcal) c'è notevole differenza sull'apporto di altri nutrienti: il burro conferisce proteine, è un ricettacolo di vitamine A e D (i nutrizionisti consigliano un consumo giornaliero di 10 gr. di burro per die proprio perchè ottimo apportatore di vitamina D). E poi la Francia è un grande produttore-consumatore di burro, il che non rappresenta un motivo secondario.
Comunque la Ferrero può dormire sonni tranquilli: il Senato dei cuginetti transalpini ha bocciato l'emendamento e quindi la legge è tutta da rifare.
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martedì 7 agosto 2012
L'integralismo alimentare e pure anonimo
Cerco sempre nel mio piccolo di tenere bene la mente aperta e farmi contagiare da nuove idee e diversi punti di vista nonostante, si sa, il cambiamento e l'ascolto porta nei suoi geni un piccolo sacrificio che non sempre si è disposti a fare.
Vedo aumentare considerevolmente la nascita di un nuovo gruppo di integralisti alimentari, così mi piace chiamarli. Ovvero quella nicchia di persone che non si limitano ad amare il buon cibo ma vanno talmente oltre da demonizzare qualsiasi cosa subisca una trasformazione alimentare, etichettandolo come "veleno".
Come accade ad ogni estremizzazione di qualsiasi ideale si rischia di manipolare ogni tipo di informazione per portare avanti la propria verità mentre la Verità, quella assoluta, abita sempre nei discorsi equilibrati, oggettivi e che guardano ai fatti.
Un commento anonimo in somme righe mi rimproverava di come la mia cialda non ha niente di speciale e di salubre e di come non è vero che non abbia i "famigerati oli vegetali".
Come ogni commento anonimo l'ho cancellato: mettere un nome è il minimo richiesto per postare ciò che volete.
Tornando alla questione vi dirò che sicuramente la cialda non è niente di speciale: la semplicità degli ingredienti parla da sola. Si può inoltre far meglio sulla ricetta: senza dubbio! Zucchero di canna integrale, succo d'uva, farina integrale macinata a pietra... quello che volete. Ma di certo, cambiando gli ingredienti, non otteniamo determinati risultati organolettici nel prodotto finito: e quando scrivo la parolaccia "organolettici" intendo profumo, sapore e gusto. Quindi l'uso di un ingrediente, anziché un altro, ha un perchè.
Per di più viene totalmente mistificato l'obbiettivo finale di un post del genere: sensibilizzare le persone sull'eccessivo uso degli oli tropicali dall'industria dolciaria che sono i peggiori grassi in circolazione. Non serve una laurea in biologia per scoprire la differenza tra la bontà di alcuni grassi rispetto ad altri: andatevi a guardare le informazioni nutrizionali dell'olio di palma o di cocco comparato all'olio di oliva, al burro e così via.
Detto questo rimango convinto che le critiche ti fanno crescere se poste in maniera costruttiva: vale a dire con dei dati a supporto oggettivi che possiamo osservare tutti e da cui possiamo trarne tutti delle conclusioni.
Tutto il resto sono opinioni che siete comunque liberi di scrivere, ma firmandovi.
Vedo aumentare considerevolmente la nascita di un nuovo gruppo di integralisti alimentari, così mi piace chiamarli. Ovvero quella nicchia di persone che non si limitano ad amare il buon cibo ma vanno talmente oltre da demonizzare qualsiasi cosa subisca una trasformazione alimentare, etichettandolo come "veleno".
Come accade ad ogni estremizzazione di qualsiasi ideale si rischia di manipolare ogni tipo di informazione per portare avanti la propria verità mentre la Verità, quella assoluta, abita sempre nei discorsi equilibrati, oggettivi e che guardano ai fatti.
Un commento anonimo in somme righe mi rimproverava di come la mia cialda non ha niente di speciale e di salubre e di come non è vero che non abbia i "famigerati oli vegetali".
Come ogni commento anonimo l'ho cancellato: mettere un nome è il minimo richiesto per postare ciò che volete.
Tornando alla questione vi dirò che sicuramente la cialda non è niente di speciale: la semplicità degli ingredienti parla da sola. Si può inoltre far meglio sulla ricetta: senza dubbio! Zucchero di canna integrale, succo d'uva, farina integrale macinata a pietra... quello che volete. Ma di certo, cambiando gli ingredienti, non otteniamo determinati risultati organolettici nel prodotto finito: e quando scrivo la parolaccia "organolettici" intendo profumo, sapore e gusto. Quindi l'uso di un ingrediente, anziché un altro, ha un perchè.
Per di più viene totalmente mistificato l'obbiettivo finale di un post del genere: sensibilizzare le persone sull'eccessivo uso degli oli tropicali dall'industria dolciaria che sono i peggiori grassi in circolazione. Non serve una laurea in biologia per scoprire la differenza tra la bontà di alcuni grassi rispetto ad altri: andatevi a guardare le informazioni nutrizionali dell'olio di palma o di cocco comparato all'olio di oliva, al burro e così via.
Detto questo rimango convinto che le critiche ti fanno crescere se poste in maniera costruttiva: vale a dire con dei dati a supporto oggettivi che possiamo osservare tutti e da cui possiamo trarne tutti delle conclusioni.
Tutto il resto sono opinioni che siete comunque liberi di scrivere, ma firmandovi.
giovedì 10 maggio 2012
La Cialda Gelato senza gli irriducibili oli vegetali
Rieccoci qua a scrivere dopo un bel po' di tempo.
E soprattutto a scrivere parlandovi di qualcosa che presto inevitabilmente mangerete con continuità: il gelato!
Ma prenderemo l'argomento dal lato della pasticceria: ovvero qual'è il prodotto da forno al quale il gelataio non può proprio rinunciare? Risposta esatta: la cialda.
Il problema
Il mercato è composto da pochi attori: Norge su tutti, almeno qui nel Lazio, la fa da padrona.
E come tutti i mercati con pochissimi produttori (e quindi poca concorrenza) non c'è un forte stimolo a fare "di meglio".
Inoltre le poche aziende che operano si buttano sugli estetismi del prodotto dalle forme più disparate e piacevoli: particolarmente adatte ad attirare le attenzioni dei bamabini, grandi consumatori di gelato.
Arrivando finalmente al dunque negli ingredienti di questi prodotti spicca incontrastato il famigerato olio vegetale. Ribadendo che, quando si scrive olio vegetale, si tratta del peggior grasso vegetale in circolazione (olio di palma? olio di cocco?) va da sé che dovrebbero essere se non banditi quantomeno consumati con assoluta moderazione. A maggior ragione quando parliamo dei bambini. Ma allora perchè, mi domandavo, non fare un bel biscotto/cialda con gli ingredienti buoni per offrire ai miei clienti e, ne va da sé, a me stesso (grande amatore-goloso del gelato) una cialda artigianale e genuina?
La Risoluzione
Quante volte l'ho pensato e l'avrete pensato pure voi: per avere la sicurezza di mangiare genuino devi fartelo da solo. Bene quello che voglio è darvi dei piccoli strumenti e farvi fare nient'altro che una frolla alleggerita con un po' di latte e quel tanto croccante che basta per usarla come un "cucchiaio" da gelato.
La ricetta è stata studiata per non mettere neanche il lievito in polvere e ciò che sacrifichiamo in estetica (io ho usato una forma molto standard ma voi potete liberare tutta la vostra fantasia)...lo recuperiamo (e ve ne accorgerete) non solo in gusto ma anche in salubrità.
La Ricetta
Farina di grano tenero tipo 00 500 gr.
Zucchero 200 gr.
Burro 200 gr.
Uova Fresche 2
Latte Fresco 80 gr.
Per gli aromi vi consiglio un pizzico di vaniglia tahiti...ci sta meravigliosamente.
Considerate che in forno, a circa 170° (circa 15-20 minuti di cottura, dipende dal forno), la cialda crollerà un po' (zucchero e burro...PESANO!).
Per lavorarlo meglio vi consiglio di mettere l'impasto un'ora in frigorifero.
Non mi resta che augurarvi buone scorpacciate di gelato con la vostra cialda fatta in casa imbattibile!!
E soprattutto a scrivere parlandovi di qualcosa che presto inevitabilmente mangerete con continuità: il gelato!
Ma prenderemo l'argomento dal lato della pasticceria: ovvero qual'è il prodotto da forno al quale il gelataio non può proprio rinunciare? Risposta esatta: la cialda.
Il problema
Il mercato è composto da pochi attori: Norge su tutti, almeno qui nel Lazio, la fa da padrona.
E come tutti i mercati con pochissimi produttori (e quindi poca concorrenza) non c'è un forte stimolo a fare "di meglio".
Inoltre le poche aziende che operano si buttano sugli estetismi del prodotto dalle forme più disparate e piacevoli: particolarmente adatte ad attirare le attenzioni dei bamabini, grandi consumatori di gelato.
Arrivando finalmente al dunque negli ingredienti di questi prodotti spicca incontrastato il famigerato olio vegetale. Ribadendo che, quando si scrive olio vegetale, si tratta del peggior grasso vegetale in circolazione (olio di palma? olio di cocco?) va da sé che dovrebbero essere se non banditi quantomeno consumati con assoluta moderazione. A maggior ragione quando parliamo dei bambini. Ma allora perchè, mi domandavo, non fare un bel biscotto/cialda con gli ingredienti buoni per offrire ai miei clienti e, ne va da sé, a me stesso (grande amatore-goloso del gelato) una cialda artigianale e genuina?
La Risoluzione
Quante volte l'ho pensato e l'avrete pensato pure voi: per avere la sicurezza di mangiare genuino devi fartelo da solo. Bene quello che voglio è darvi dei piccoli strumenti e farvi fare nient'altro che una frolla alleggerita con un po' di latte e quel tanto croccante che basta per usarla come un "cucchiaio" da gelato.
La ricetta è stata studiata per non mettere neanche il lievito in polvere e ciò che sacrifichiamo in estetica (io ho usato una forma molto standard ma voi potete liberare tutta la vostra fantasia)...lo recuperiamo (e ve ne accorgerete) non solo in gusto ma anche in salubrità.
La Ricetta
Farina di grano tenero tipo 00 500 gr.
Zucchero 200 gr.
Burro 200 gr.
Uova Fresche 2
Latte Fresco 80 gr.
Per gli aromi vi consiglio un pizzico di vaniglia tahiti...ci sta meravigliosamente.
Considerate che in forno, a circa 170° (circa 15-20 minuti di cottura, dipende dal forno), la cialda crollerà un po' (zucchero e burro...PESANO!).
Per lavorarlo meglio vi consiglio di mettere l'impasto un'ora in frigorifero.
Non mi resta che augurarvi buone scorpacciate di gelato con la vostra cialda fatta in casa imbattibile!!
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