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martedì 6 luglio 2010

Miglioratori, Nuclei: come si fa ad ammazzare un mestiere

Di certo non è la novità dell'ultima ora e chi ha seppur minimamente toccato il mestiere della pasticcere ne è a conoscenza: esistono in commercio, ormai da tanti anni, dei "mix" o "nuclei" o "polverette pronte" che in pratica facilitano di gran lunga l'esecuzione di un qualsivoglia dolce: dal plumcake al pan di spagna fino ai lieviti come il panettone e la colomba.
Ho già anticipato in questo post, di come il lievito naturale (inteso come lievito madre, quel pezzo di pasta da rinfrescare ogni giorno che tanto mette paura e soggezione ai "pasticceri moderni") possa tranquillamente venir meno. Troppo oneroso, dicono. Troppo sacrificante. Insomma siamo rimasti in pochi pazzi a lavorarlo.
Ora, con questi mix, può venir meno tranquillamente il pasticcere.
Facciamo un esempio: ricetta per plumcake. Uova, burro, NUCLEO PLUMCAKE. E il gioco è fatto.
Tempi?
15 minuti e le uova come per magia monteranno nella vostra planetaria.
Etichetta?
Pulita. Alcune aziende addirittura mettono a punto miglioratori che possono essere inseriti nella dicitura "farina". Non chiedetemi come e perchè: diavolerie della chimica.
Inoltre Clean label a tutti gli effetti e chi ancora si mette a cercare rapporti precisi tra la farina e gli altri ingredienti, chi magari preferisce una tipologia di farina anziché un'altra...chi come noi fa panettoni e colombe a 48 ore di lievitazione, a 4 riporti sul lievito naturale (con lievito madre, ci tengo enormemente a specificarlo visto che ormai da tempo è stato svilito anche lui) è semplicemente "antico": "3 giorni di produzione?!?!?!...ma come fate..." ci è stato detto dai guru dei mix. Risposta: "Se ti piace quello che fai, quella roba non la usi".
Amen.
Senza ulteriori divagazioni, a mio parere, la conseguenza di questa corsa costante al "nucleo pronto", posso garantirvi, sarà una standardizzazione di tutti i prodotti. E di certo non mi sorprenderebbe se avvenisse a livello industriale. La cosa più triste è che i migliori clienti in questo settore vengono dal mondo della piccola impresa e dell'artigiano.
Ma quale artigiano???
Un mero esecutore di ricette tutte uguali e che variano sono negli ingredienti caratterizzanti lo chiamereste "artigiano"? E che magari osa vendere i propri prodotti a premium price?
Si sta uccidendo un mestiere.

4 commenti:

  1. Ha ragione, purtroppo però le regole del mercato sono le più forti. Bisogna avere una forte identità e sapere cosa si vuole fare per non soccombere a queste tentazioni deltutto subito, facile e a pochi soldi.
    Dobbiamo resistere ad una mentalità così spicciola.
    Baci Alessandra

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  2. Scegliere la scorciatoia è fin troppo facile e ti annulla anche dal punto di vista professionale. E secondo me, in sottofondo, c'è come una specie di "sottovalutazione" del cliente: pensare che con o senza mix, neanche se ne accorge.
    Cara Alessandra noi resisteremo eccome. Anzi fra qualche anno, saremo talmente pochi che la nostra tenacia, passione ed energia sarà di certo premiata. Un saluto e grazie per essere passata di qua!

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  3. Il problema spesso è il cliente talmente assuefatto col suo palato allo standar che quando proponi un qualcosa col suo reale gusto non lo riconosce più. E poi un mix ti aiuta alla fine il prodotto è quasi sicuro, tu col tuo metodo un colpo d'aria un abbassamento di temperatura o chissa che cosa butti via tutto. La paura fa 90 no il mix.
    Ciao e complimenti continua col lievito madre
    Nax

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  4. Nax grazie del tuo commento.
    La tua è una testimonianza che mi trova esattamente d'accordo. La paura fa 90, ma è questione anche di applicazione, di metodo, di ricerca e di passione.
    Mi spiego.
    Prima di azzeccare le ricette ne ho buttata parecchia di farina, zucchero burro e quant'altro.
    Ma facevo delle prove piccole essendo consapevole che ciò che sprecavo era un piccolo investimento su me stesso.
    Non c'è questa cultura purtroppo.
    Un saluto

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